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biografia

LA FAMIGLIA

Grazia Fresco nasce a Roma, in via del Pellegrino, il 6 gennaio del 1929. Figlia di Adele Petri e di Francesco Fresco, entrambi maestri elementari, è la prima di quattro sorelle (Carmela, Vittoria e Valeria).

Il padre (1894-1974), originario di Nuoro, arriva a Roma dopo la Grande Guerra, a cui partecipa come tenente nelle battaglie lungo l’Isonzo (1917) e inizia a lavorare nella scuola all’aperto situata al Gianicolo. Incontra qui Fausta Petri, sorella di quell’Adele che sposerà nel 1928.

La scuola, sostenuta dal sindaco Nathan, fu pensata per bambini tubercolotici. C’erano delle baracche di legno per i giorni di pioggia, una esiste forse ancora oggi, ma i bambini stavano il più possibile all’aperto: avevano tavolini e sedie leggeri, trasportabili.

Francesco acquisisce dopo la guerra la licenza per insegnare negli istituti di avviamento professionale, diventando professore presso l’Istituto di orologeria Pacinotti. Di carattere piuttosto chiuso, nutre per tutta la vita uno spiccato interesse per la filosofia e la didattica della matematica e della geometria, argomenti sui quali scrive alcuni libri ad uso delle scuole.

Adele Petri (1898-1994), dopo l’abbandono del padre e la morte della madre, viene sistemata dai fratelli Fausta e Achille nel collegio di via Ripetta, gestito delle suore Dorotee e intitolato a Eleonora Pimentel Fonseca. Qui rimane fino al diciottesimo anno di età formandosi presso la scuola del collegio, frequentata, oltre che dalle internate, dalle figlie della piccola borghesia del centro di Roma. E’ così che Adele incontra le omonime Adele Costa Gnocchi,  sua insegnante, e la compagna di studi Adele Morghen. Con quest’ultima inizia a frequentare la koinonia di Ernesto Bonaiuti, il sacerdote modernista sospeso a divinis dalla Chiesa, nonché uno dei 12 professori universitari che disse no al giuramento fascista.

 

[Adele] Ci parlava di lui [Bonaiuti] come di uno controcorrente, un bravo sacerdote. La Koinonia fu per lei un’esperienza di grande apertura. Oltre a lei e ad Adele Morghen, facevano parte del gruppo Maria Fermi (sorella del fisico Enrico), Maria Re (poi Gancikoff), Adele Jemolo, Raffaello Morghen. Si trovavano la domenica, ora in casa di uno, ora dell’altro, a leggere la Bibbia sia in senso spirituale che in senso storico.

 

Attratta dal lavoro con i bambini all’epoca chiamati oligofrenici, Adele si specializza seguendo i corsi di Giuseppe Montesano (compagno di Maria Montessori e padre di Mario Montessori Senior) presso la Scuola Magistrale Ortofrenica e lavorerà in questo campo per tutta la vita.

Mia madre ha sempre costruito materiali per i suoi allievi. Ricordo che faceva pacchettini con oggetti e bigliettini, per migliorarne la capacità di lettura. Seguiva l’idea di Montesano e di Montessori: partire sempre dal concreto. Ma mentre Montessori è andata via via verso il bambino sano, Montesano ha continuato a lavorare con i bambini con problemi: il suo lavoro confluirà in quello dello psichiatra Giovanni Bollea, che ne fu allievo.

Grazia trascorre l’infanzia e l’adolescenza in via Giulia, a pochi passi dal liceo classico Virgilio, inaugurato proprio in quegli anni da Mussolini. La famiglia vi si trasferisce nel 1932: l’appartamento, all’ultimo piano, ha un lungo terrazzo aggettato sul Tevere, proprio di fronte al Gianicolo. Pur nelle ristrettezze economiche, l’ambiente familiare si caratterizza per la curiosità intellettuale e una religiosità aperta, estranea alla vita di parrocchia. Sebbene di politica non si parli, in casa convivono, non sempre facilmente, punti di vista differenti: il socialismo di Francesco, la religiosità di Adele, il comunismo di Fausta, la sorella di Adele.

 

Zia Fausta viveva in un piccolo appartamento sul nostro stesso pianerottolo. Era diventata comunista nel ’21; i fascisti le tolsero l’insegnamento dopo una perquisizione, perché le trovarono in casa “gli inchiostri socialistoidi”, ovvero sia Il tallone di ferro di Jack London. Così zia Fausta perdette il lavoro e dovette inventarsene uno nuovo, la magliaia.

 

Grazia si dimostra presto brillante negli studi e, curiosa, impara dal padre, con cui ha un legame particolarmente forte, i primi rudimenti di botanica, seguendolo nelle passeggiate delle lunghe estati a San Martino (VT), dove la famiglia trascorre le vacanze. Nel giugno del 1947 consegue la maturità classica e nel settembre dello stesso anno consegue anche il diploma magistrale, per poter subito lavorare. Del resto, ha già iniziato a contribuire al bilancio familiare dando ripetizioni. Si iscrive alla Facoltà di Biologia dell'Università di Roma nel 1953, studi che abbandonerà a un passo dalla laurea per dedicarsi a tempo pieno al neonato e ai bambini. Tuttavia, manterrà per tutta la vita una particolare attenzione all’etologia e alla cura della biosfera (che ritrova nell’educazione cosmica di Montessori), facendone un tratto fondamentale della sua pedagogia profondamente laica e sensibile alla diversità.  

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LA PRIMA
FORMAZIONE

Grazia incontra il metodo Montessori fin da piccola, frequentando, a partire dal 1933 la casa dei Bambini di via Angelico 22, annessa alla Regia Scuola di Metodo. Neodiplomata, su invito di Adele Costa Gnocchi nel 1947 entra a far parte della prima classe sperimentale della nuova AIM, la Scuola Assistenti all'Infanzia Montessori fondata dalla stessa Costa Gnocchi. Sono anni di osservazione e di studio sul neonato, condotti fra il reparto di maternità al San Camillo e il Brefotrofio provinciale di Roma, che incidono profondamente sul suo pensiero pedagogico in formazione, attento alla gestazione, alla nascita, alla relazione madre/bambino e alla formazione degli adulti. I risultati di queste prime, accurate osservazioni sul parto, la nascita e i primi istanti di vita anticipano di vent’anni l’attenzione a una nascita non violenta, che diverrà patrimonio collettivo grazie agli studi di F. Leboyer e M. Odent.  Incontra Maria Montessori nel 1949 partecipando al congresso Montessori di Sanremo e nel 1951 ne è allieva nell’ultimo corso tenuto dalla dottoressa a Roma. Nello stesso periodo inizia a lavorare con Adele Costa Gnocchi nella Casa dei Bambini di Palazzo Taverna, nota come la Scuoletta, e, a partire dal 1952, diviene assistente di Giuliana Sorge nei corsi Montessori. Ne erediterà l’archivio, oggi disponibile presso l’AMI (Amsterdam).

Nel 1953 inizia la sua lunga attività di divulgatrice del nuovo pensiero pedagogico attraverso la scrittura, collaborando con la rivista Vita dell'infanzia dell'Opera Nazionale Montessori (ONM). Per l'ONM fu dirigente pedagogica delle classi Montessori nel quartiere Tufello di Roma e fece parte del Consiglio Direttivo e di varie Commissioni di studio fino alla scelta di allontanarsene alla fine degli anni ‘80.  

INCONTRO CON
A. C. GNOCCHI
M. MONTESSORI

Nel Natale del 1953, Maria Fermi, amica della madre, le racconta d’un bambino morto di fame in Sicilia e del suo desiderio di recarvisi per vedere da vicino il lavoro che vi sta conducendo Danilo Dolci. Grazia decide di partire con lei, trovando una comunità di pescatori.

 

Una vita sul mare, faticosissima; gente che mangiava una pagnotta e un pezzetto di aringa. Non c’era medico, le fogne erano a cielo aperto, la povertà inimmaginabile.

Inizia così la sua collaborazione con il progetto nonviolento di Dolci, che continuerà, a fasi alterne, fino al 1957, e che le farà conoscere, fra gli altri, Gigliola Venturi, Goffredo Fofi, Carlo Ravasini, Lanza del Vasto. Progetta di aprire a Trappeto una piccola scuola, fa anche arrivare tavolini e seggiole, ma non riuscirà nel suo intento.

Partecipa al digiuno di protesta promosso da Dolci nel 1955, collabora a Inchiesta a Palermo e promuove la pubblicazione di un piccolo libro dal titolo Due pescatori raccontano la storia di Borgo di Dio. Inizia a pensare di trasferirsi definitivamente a Trappeto.    

 

Danilo faceva ascoltare musica, venivano musicisti da Palermo. Io vengo da una famiglia dove si ascoltava soprattutto musica operistica; è stato a Trappeto che ho scoperto Bach, la passione di San Giovanni e di San Matteo. Dopo ore con le reti, i pescatori salivano e si mettevano ad ascoltare con noi. Poiché non riuscivo ad aprire una scuola, ho iniziato ad occuparmi di tutta la corrispondenza che arrivava, incontrando così anche Emilio Honegger, che poi ho sposato.

 

Lamberto Borghi, all’epoca docente presso l’Università di Palermo, si recava sovente a Trappeto con i propri studenti. In una di queste occasioni, invita Grazia, prima di prendere la decisione di stabilirsi a Trappeto, a vivere nuove esperienze.

 

Inizia così a frequentare gli stage organizzati dai C.E.M.E.A (il primo a Badia di Montepiano) e che tanto contribuirono al costruirsi dentro di lei di una idea della formazione degli adulti attiva, basata sugli stage e sul lavoro di gruppo. Nel Cemea incontra altri importanti compagni di lavoro: Margherita Fasolo, Marcello Trentanove, Gastone Tassinari, Lina Mannucci, Oscar Gitz, Liliana Basile, con i quali, divenuta Istruttrice, organizzerà moltissimi stage fino alle metà degli anni ’80.

Sarà invece con il C.E.M.E.A del Canton Ticino (Svizzera) che, molti anni più tardi (2003-2006), lavorerà per la formazione del personale educativo degli asili nido, determinando, attraverso stage, attività di formazione e di supervisione, l'avvio di un profondo processo di cambiamento tutt'ora in corso.

 

Negli anni ’50 continua ad alternare soggiorni a Trappeto ad altri in Francia, dove approfondisce la cultura educativa Cemea. Ma è a Roma che riprende a lavorare con i bambini iniziando ad impegnarsi nella diffusione di Montessori attraverso seminari e corsi in diverse zone d’Italia e a raccogliere il materiale che utilizzerà, molti anni dopo, per scrivere la biografia della dottoressa. Curiosa, attenta a tutto ciò che di fertile prende vita nel paese, incontra Margherita Zoebeli, che a Rimini aveva dato vita al Centro Educativo Italo-Svizzero (CEIS), ed entra nel Movimento di Collaborazione Civica. Fra viaggi, formazioni, stage e letture, si affina sempre più il centro del suo interesse: i bambini e un’educazione nonviolenta, capace di rispettarne le attitudini, i tempi, le inclinazioni e gli interessi.

Nel 1960 sposa Emilio Honegger (1922-2013), italo-svizzero cresciuto a Bergamo, trovando in lui un compagno che la sosterrà nella sua azione pedagogica fino alla fine. A sua volta sostenitore delle campagne di Danilo, Emilio non è estraneo al mondo Montessori: sua madre, Eleonora Caprotti Honegger, diplomatasi con Giuliana Sorge, fra il '49 e il '50 apre una scuola Montessori a Bergamo e una decina di anni dopo contribuisce alla nascita del Centro Internazionale Studi Montessori, tutt'oggi attivi. Grazia si trasferisce così a Castellanza (Va), dove il marito dirige le filature della Cantoni.

 

Il clima a Castellanza era molto diverso da Roma, e io volevo fare qualcosa per le mamme e per i bambini. Non m’interessava fare la signora, fare salotto. La prima cosa che organizzai fu una mostra del giocattolo. Poi, visto che l’azienda dove lavorava mio marito ci aveva messo a disposizione una casa grandissima, e avevo intanto avuto due figli, decisi di aprirvi una scuoletta. Era una signora casa, grande, e arrivarono decine di bambini. Ho tenuta la scuola in casa finché degli amici di mio marito me ne misero a disposizione un’altra casa. E così, passo dopo passo, siamo andati avanti e dopo la Casa dei Bambini abbiamo aperto anche la scuola elementare. Ho sempre rimpianto la scuola pubblica, per cui avevo anche l’abilitazione, ma volevo fare una scuola Montessori. La scuola, pur privata, non era solo per ricchi. Avevamo bambini la cui quota veniva pagata dal Comune e figli di persone semplici, che avevano bisogno del tempo pieno in un’epoca in cui il tempo pieno ancora non c’era. Ricevetti l’ostilità del parroco, ma non del sindaco Giulio Moroni, un democristiano molto per bene. Grazie alla scuola, ho imparato a lavorare molto con i genitori, come faceva Adele Costa Gnocchi: sono sempre stata all’ingresso, tutte le mattine.

 

E’ la Scuola Montessori di Castellanza, che Grazia dirigerà fino al 1988, staccandosene poi completamente.

Negli anni ’70 inizia a diventare attiva come formatrice nel nord Italia.

 

“Nel 1973 è stata docente nella Scuola Puericultrici presso l’Istituto Provinciale Infanzia di Varese e da questo momento ha avviato un grande cambiamento nell’Istituto, che accoglieva bambini da 0-6 provenienti da famiglie problematiche. E’ stato un intervento straordinario, che ha cambiato la vita di questi bambini. Non era solo formazione, supervisione: l’Istituto e i bambini erano nei suoi pensieri, e lei era una donna profondamente empatica, con capacità di ascolto e di pazienza. Ci permise di scoprire le risorse, le potenzialità del bambino, sostenendo la nostra capacitò di osservazione. Solo in un secondo tempo avviò i grandi interventi sull’ambiente e sull’organizzazione della giornata. Alla fine si è trattato di un cambiamento radicale, ma lo condusse con gradualità e delicatezza, ed è stato efficace perché ha aiutato i bambini a tirare fuori le loro potenzialità. Era una persona capace di contenere perché era una presenza affettiva, non solo professionale: ti teneva nella mente. Ogni tanto si scandalizzava e reagiva, ma aveva doti di prudenza. E lentamente per molti di noi è diventata una presenza interna”

Testimonianza di Mariuccia Poroli, all’epoca puericultrice presso l’Istituto di Varese.

 

Grazie alla straordinaria capacità di riunire persone e promuovere un pensiero e un’azione capaci di innovare in modo significativo l’attività educativa nella prima infanzia, attorno a lei si forma il gruppo (fra gli altri Paolo Ballabio, Carlo Alberti, Franca Russi, Mariuccia Poroli) che darà poi vita alla cooperativa Percorsi per Crescere. Lo scopo dell’azione formativa, volta soprattutto ai servizi della prima infanzia, è promuovere un lavoro di qualità che metta al centro il bambino, le sue capacità e i suoi bisogni attraverso la trasformazione dell’adulto, del suo modo di essere, di guardare e di stare con i più piccoli. Insieme a Percorsi per Crescere, nel 1994 apre uno spazio giochi a Varese, destinato a crescere fino a diventare una scuola Montessori, dal nido alla primaria; e dal 2002 al 2010 coordina l'attività di formazione e di supervisione di tutto il personale dei nidi di Bergamo, collaborando con l'amministrazione comunale anche per l'apertura di un nuovo asilo. Promotrice di numerosi convegni patrocinati dalla Provincia di Varese e dalla Regione Lombardia, ha generosamente offerto la propria competenza pedagogica ai soci della cooperativa, tutt'oggi attiva.

 

Nel frattempo, continua a mantenere vivo il legame con Roma e con il Centro Nascita Montessori fondato da Adele Costa Gnocchi, di cui diviene Presidente nel 1983, carica che mantiene fino al 2003, quando le viene conferito il titolo di Presidente onorario.

Instancabile nell’approfondire la vita e il pensiero di Maria Montessori, viaggia, oltre che in tutta Italia, in Svizzera, Francia, Polonia, Stati Uniti, organizzando corsi di formazione e tenendo conferenze.  

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ALLA RICERCA
DI SÉ STESSA
UNA VITA DEDICATA
AI BAMBINI

E’ ad Adele Costa Gnocchi che Grazia deve l’idea di iniziare a scrivere: un modo per raccontare le scoperte della Scuola Assistenti all’Infanzia e restare in stretto contatto con la sua prima maestra e con il lavoro che continua a svolgere a Roma.

Nel 1967, l’anno in cui Adele Costa Gnocchi muore, pubblica il suo primo libro insieme a Giulia Gorresio (Questi nostri bambini) e nel 1970 la prima edizione del Neonato con amore, che, rivisto e corretto, verrà ripubblicato numerose volte anche con altro titolo. Predilige una scrittura semplice, chiara, comprensibile a tutti; ed è con questo stile che collabora al Giornale dei Genitori di Ada Gobetti, a Vita dell’Infanzia e, via via nel corso degli anni, ad Azione Non Violenta, La Terra Vista dalla Luna, Lo Straniero, Gli Asini ed altre ancora. Nel 1984 decide di dare vita a Il quaderno Montessori, che ha condiretto, insieme a Lia de Pra Cavalleri, fino all'estate del 2017, quando è uscito l'ultimo numero (133).

Il Quaderno diviene il luogo dove condividere la sua pedagogia che, pur profondamente ancorata in Montessori, si caratterizza per la grande apertura e curiosità intellettuale. In uno stile volutamente semplice, tenendo sempre assieme la parola e la pratica, accanto a consigli ai genitori, note di metodo, recensioni, pubblica documenti storici di valore storico e divulga il pensiero di figure del calibro di Emmi Pickler, Elinor Goldschmied, Yanus Korczak e altri ancora.

 

Oltre alle riviste, scrive numerosi libri su temi quale il nido, il sonno, la relazione genitori/figli, il diventare nonni, la cura del neonato, sua prima e costante preoccupazione. Grazie a una densa attività di conferenziere, divulga in Italia e non solo il pensiero di Maria Montessori. Incontra così centinaia di genitori, educatori, dirigenti dei servizi, tessendo una rete di persone attente ai bambini: un lavoro che infine le viene riconosciuto anche dall’Unicef, che nel 2008 le conferisce il premio Dalla parte dei bambini.

 

Energica e generosa fino alla fine, ha curato, fra i 2019 e il 2020, la collana Gioca e impara con il metodo Montessori, edita dal Corriere della Sera, pubblicando anche tre nuovi volumi per le edizioni Solferino.

LA PAROLA,
UN ALTRO MODO DI FARE FORMAZIONE

A partire dalla fine degli anni ’90, quando ormai ha settant’anni, Grazia intraprende un nuovo cammino improntato alla memoria storica di cui è depositaria. Nel 2001 pubblica la biografia di Adele Costa Gnocchi, recuperando, anche attraverso interviste, le esperienze e i ricordi di coloro che l’hanno conosciuta e approfondendo il suo pionieristico lavoro sul neonato e la prima infanzia. Ne rilegge le lettere e ne ricostruisce la vita, il pensiero e il lavoro, mettendone in luce le Radici nel futuro (edizioni La Meridiana), come intitola poi il libro.

 

Nel 2007 è la volta di Maria Montessori, una storia attuale, considerata dall’AMI (Association International Montessori) la migliore biografia della Dottoressa attualmente in circolazione. Per lei, da sempre impegnata sul campo come educatrice e formatrice, è un lavoro nuovo e lo intraprende con l’usuale tenacia e scrupolosità per quello che chiama il dovere della memoria, approfondendo e verificando, anche grazie alle successive edizioni, i documenti.

Da sempre lontana da un Montessori prêt-à-porter, intreccia al profilo squisitamente biografico l’insegnamento e la speranza di un’educazione fin dalla nascita come aiuto alla vita. Scrivere delle sue maestre è quindi ancora una volta un modo per scrivere di nascita, di educazione, di quella rivoluzione copernicana operata da Maria Montessori, ancora attuale e ancora inattuata: rendere centro motore dell’educazione non più l’adulto, ma il bambino stesso con la sua capacità autoformativa, in un ambiente di vita del tutto trasformato, rovesciando il comune modo di intendere la relazione fra genitore e figlio, tra maestro e allievo, grazie alla quale si riesca forse a trovare il punto di partenza per un mondo meno feroce.    

IL DOVERE
DELLA MEMORIA
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